Cucinare a casa o mangiare fuori? Analizziamo i pro e i contro

grilling

Per generazioni è stato il dubbio supremo dei single impenitenti: cena a casa o cena fuori (da soli o con amici)? Poi, con l’aumento della flessibilità di orari e abitudini, anche le famiglie sono rimaste progressivamente invorticate in tale dilemma. Immaginiamo una situazione standard: da lato lui che preferirebbe le pantofole e il portafoglio pieno; dall’altro lei che trema alla sola idea di dover caricare la lavastoviglie a pasto concluso dopo essersi sobbarcata un’ora abbondante ai fornelli (ovviamente i sessi dei protagonisti possono essere tranquillamente invertiti). La verità è che tale quesito non ha una soluzione univoca (anche perché altrimenti qualcuno l’avrebbe già scoperta e messa in pratica), sebbene il boom del food delivery abbia ridotto notevolmente l’impatto di gran parte dei disagi di cui sopra…tranne quello di natura economica, che pertanto sconsiglia di adottare tale exit strategy in maniera costante.

Esperienze diverse, abitudini diverse

Assodato che il mondo perfetto non esiste neanche quando si tratta di mettere insieme il pranzo e la cena, tutto si riduce a una scelta del male minore. Scelta che, come è ovvio, non può prescindere dalle abitudini del singolo individuo e/o del nucleo familiare, ma neanche dalle circostanze. Probabilmente l’integralismo, in un senso o nell’altro, non giova a nessuno: proprio per questo è consigliabile valutare e raggruppare tutti i pro e i contro dell’una e dell’altra soluzione, al fine di stabilire quale sia la più conforme alle possibilità e ai desideri di ciascuno di noi.

Cena in casa

Pro:

  • Risparmio. Si acquistano le materie prime, le si lavora e si serve ciò che si è cucinato. In un ristorante, anche nel più economico, la spesa è sovraccaricata da una serie di elementi che non fanno altro che gonfiare i costi. D’altronde anche il ristoratore deve guadagnare…
  • Controllo delle materie prime. In sintesi: sai cosa cucini, dunque sai cosa mangi. Nessuna cattiva sorpresa in tal senso, e se per caso decidi di rimpinzarti di cibo spazzatura la responsabilità è solo tua.
  • Rispetto delle proprie abitudini e dei propri tempi. In una parola: familiarità. La propria tavola, le proprie stoviglie, la compagnia di sempre, il piatto preferito che nessun menu di nessun ristorante è mai riuscito a riprodurre correttamente. Cosa chiedere di più?

Contro:

  • Standardizzazione. Sia che siamo noi a cucinare, sia che ci pensi qualche altro membro della famiglia, il rischio di ripiegare sempre sugli stessi quattro-cinque piatti standard, che non rifiutiamo mai ma che da molto tempo non ci entusiasmano più, è oltremodo presente.
  • Lavoro extra. Cucinare comporta un lavoro supplementare che non tutti gradiscono, specie dopo un’intera giornata trascorsa in ufficio (o in qualunque altro luogo di lavoro). Ma quello sarebbe, tutto sommato, il male minore: poi ci sono i piatti da lavare e, se non si è stati capaci di resistere alla tentazione di improvvisarsi cuochi stellati, il forno da pulire.
  • Televisione. Inutile fare finta di nulla: lo schermo televisivo è il compagno di conversazione più abituale di chiunque consumi un pasto in casa, da solo o con altre persone. Il problema è che parla solo lui: una presenza faconda, loquace e molesta, che occupa tutti gli spazi acustici del desinare e azzera o quasi ogni possibilità di dialogo tra esseri umani. Ultimamente, poi, dalla sua inviolabile torre d’avorio ha sguinzagliato numerosi reparti specializzati a bordo tavola: smartphone, tablet, console portatili…

Cena fuori

Pro:

  • Varietà. Altrimenti detta: mangio quello che voglio. Cucina etnica? Vegetariana? Street food? Ogni pranzo o cena può essere una scoperta, e le papille gustative non si annoieranno mai.
  • Convivialità. Quale momento di condivisione più piacevole di una cena tra amici? Certo, è possibile organizzarla anche a casa, ma ciò comporterebbe il sacrificio di qualcuno ai fornelli. Ben altra esperienza è un tavolo di ristorante stipato di volti a noi familiari con i quali condividere chiacchiere serie o facete, e magari qualche sana risata in compagnia di buon cibo e di un bicchiere di vino (preparati e serviti da altri).
  • Effetto sorpresa. Qualsiasi esperienza fuori dalle confortanti e un po’ monotone mura domestiche può essere una potenziale fonte di sorprese e imprevisti, non necessariamente spiacevoli. Ad esempio, un cambio di programma all’ultimo momento può indurci a scegliere un locale diverso da quello dove ci rechiamo abitualmente. Di sicuro, la noia non fa parte – e se capita si tratta perlopiù di un’eccezione – dell’orizzonte di chi sceglie di mangiare fuori.

Contro:

  • Costi. Impossibile non partire dall’aspetto pecuniario. L’abbiamo detto: mangiare fuori costa, e anche parecchio. Pertanto, a meno che non vi accontentiate di somministrazioni reiterate di junk food, e se non possedete un cospicuo patrimonio personale, si tratta di un lusso che potrete permettervi solo di tanto in tanto.
  • Incognite. Il cuoco sa il fatto suo? Le materie prime sono fresche? Gli strumenti che utilizzano adeguati? E con la pulizia dei locali di servizio e di stoccaggio come la mettiamo? Se si sceglie di mangiare fuori si compie un atto di fiducia: nel ristoratore e nei suoi scrupoli nei confronti del cliente (oltre che nei NAS, chiamati a vigilare che l’ammontare di tali scrupoli non scenda sotto il livello di guardia). In genere ci si basa sulle recensioni online e i pareri di amici e conoscenti: sicuri che bastino a evitare brutte sorprese?
  • Spostamenti. Arriviamo a casa dopo una giornata di lavoro, aggravata ulteriormente da un’ora supplementare in auto a causa del traffico, e cosa ci aspetta? Un rapido cambio d’abito, una doccia se proprio siamo fortunati, e poi di nuovo in macchina per raggiungere un ristorante situato dall’altra parte della città. Sono queste le circostanze che spesso fanno preferire una pizza fredda sul divano ai manicaretti di uno chef stellato.

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