Il cibo migliore per te in base al tipo di personalità

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Sono tanti gli studi che sostengono come la personalità e il cibo siano strettamente correlate. Si tratta di una recente serie d’indagini molto interessanti che hanno coinvolto centinaia di persone e le loro preferenze alimentari, provenienti da tutto il mondo.

Cibo e personalità

Quello che si mangia è senz’altro importante, ma lo è ancora di più come lo si mangia, perché dal modo in cui una persona affronta quello che ha nel piatto si può capire molto della sua personalità. O almeno questa è la convinzione di Juliet Boghossian e Julia Hormes, comportamentiste alimentari, che sull’Huffington Post hanno tracciato l’identikit delle singole personalità sulla base delle loro abitudini a tavola e del loro rapporto con il cibo.

Sono emersi cinque tratti della personalità a tavola: il mangiatore veloce, il mangiatore lento, il mangiatore avventuroso, il mangiatore schizzinoso e l’isolazionista, una delle personalità alimentari più insolite, mangia un cibo per volta e non passa a quello successivo fino a che non ha finito il precedente.

 

Piatti da star

A proposito di personalità è sorprendente il lavoro del fotografo neozelandese Henry Hargreaves che attraverso la sua arte ha riprodotto ciò che le più famose pop star chiedono in camerino prima di entrare in scena.

Si va da pane e champagne francese del frontman dei Guns and Roses, passando per il cheeseburger di Mc Donald’s (però senza il pane…) di Britney Spears, per finire ai cubetti di formaggio ghiacciato di Lady Gaga.

 

Comfort Food

In questi termini si parla di “comfort food”: un cibo specifico consumato in una specifica situazione che una persona mangia per ottenere un conforto psicologico. Tra gli innumerevoli tipi esistenti ecco una lista di cibi che coccolano l’anima e appagano lo spirito: dal numero 10 fino a scoprire il numero 1, queste le ricette più consolatorie.

Il comfort food non è solamente emotivo ma fisiologico e sociale. È emotivo quando il senso di benessere è legato a ricordi piacevoli, è fisiologico nel momento in cui subentrano reazioni chimiche cerebrali indotte dall’ingestione di un determinato alimento (specialmente se contiene grassi, zuccheri o altre sostanze quali la serotonina, si pensi al cioccolato) ed è sociale se analizzato nel suo ruolo di testimone delle tipicità locali attraverso le esperienze familiari e di aggregatore di persone, di creatore di convivi.

Il comfort food, quindi, diventa uno strumento di conoscenza della sfera personale di un individuo anche in base alla modalità di consumo: si mangia sul divano, davanti alla televisione, a letto, in piedi in cucina durante un appagante rapporto amoroso con il proprio cibo di conforto che è capace di compiere il suo dovere di terapeuta perché sappiamo che dentro esso c’è un pezzetto della nostra storia e un collaudato rituale di automedicazione e autoterapia.

 

Dipendenti dal cibo?

Se invece solo il vedere e sentire un certo cibo fa innescare un aumento di una sostanza chimica del cervello che rende affamati è probabile che ci si trovi davanti a una vera e propria dipendenza alimentare.

Lo sostiene un gruppo di ricerca guidato da Nora Volkow, Medico di Brookhaven, che ritiene che le persone non debbano necessariamente mangiare un certo alimento per ottenere un’impennata di dopamina. Succede quando semplicemente vedono, annusano e hanno un piccolo assaggio di un certo cibo e questo li rende ancora più affamati. È lo stesso segnale che induce i tossicodipendenti a volere più droghe, suggerendo che questo potrebbe essere il meccanismo alla base della dipendenza da cibo.

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